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Piombo nelle munizioni: a Fiocchi il merito della battaglia, ma alle Associazioni il rispetto dei fatti

Piombo nelle munizioni: a Fiocchi il merito della battaglia, ma alle Associazioni il rispetto dei fatti

9 Ottobre 2026 – Enalcaccia ha seguito con attenzione l’iniziativa portata avanti dall’On. Pietro Fiocchi in sede europea contro il divieto generalizzato dell’utilizzo del piombo nelle munizioni da caccia.
A lui riconosciamo, senza esitazioni, il merito di avere sostenuto con determinazione una battaglia difficile e di averla portata fino al voto del 5 ottobre, confermato poi in plenaria, nonostante un quadro politico europeo che si è poi dimostrato largamente contrario alla sua obiezione.
Proprio per questo ci sorprendono e ci amareggiano alcune sue recenti dichiarazioni, diffuse anche attraverso i social, nelle quali lamenta di essere stato lasciato solo e chiama direttamente in causa FACE e le Associazioni venatorie.
Il rispetto che riconosciamo al suo impegno ci consente di chiedere altrettanto rispetto per il lavoro svolto dalle Associazioni venatorie italiane.
I documenti esistono, hanno date, destinatari e firme. E raccontano una storia diversa.
Enalcaccia ha partecipato e sottoscritto le iniziative assunte nel corso del 2025 dalla Cabina di Regia Unitaria del mondo venatorio insieme alle altre Associazioni nazionali.
Già il 15 gennaio 2025 la Cabina di Regia aveva posto formalmente il problema della fondatezza e della proporzionalità di una restrizione generalizzata agli ambienti terrestri, richiamando le incertezze presenti nelle valutazioni del rischio e chiedendo un approfondimento della materia prima dell’assunzione di decisioni destinate ad avere conseguenze rilevanti sull’intero comparto.
La posizione non cambiò nei mesi successivi.
Il 21 ottobre 2025, rivolgendosi agli europarlamentari italiani, la Cabina di Regia definiva la proposta europea tecnicamente inattuabile nella formulazione allora prospettata e denunciava periodi di transizione irrealistici, possibili carenze di munizioni, aumenti dei prezzi e obsolescenza di una parte delle armi utilizzate dai cacciatori europei.
E ancora più chiaramente, l’11 dicembre 2025, Enalcaccia e le altre Associazioni scrivevano ai Ministri competenti che la proposta non era accettabile non soltanto per l’insufficienza dei tempi di transizione, ma anche per una valutazione del rischio che ritenevano non adeguatamente fondata con riferimento all’avifauna terrestre e alla salute dell’uomo.
In quella stessa nota venivano formulate due richieste precise: rivalutare la proposta di divieto e, qualora il percorso europeo fosse comunque proseguito, prevedere tempi di transizione molto più lunghi, arrivando a chiedere dieci anni per i pallini da caccia.
Questa è stata la posizione di Enalcaccia.
Una posizione sviluppata su due livelli, senza ambiguità: in primo luogo mettere in discussione la necessità e la proporzionalità di un divieto generalizzato; in subordine, qualora quella linea non fosse risultata politicamente percorribile, ottenere tempi, deroghe e condizioni capaci di ridurne l’impatto sui cacciatori.
È quindi difficile accettare oggi la rappresentazione di Associazioni venatorie che avrebbero assistito passivamente alla vicenda o, peggio ancora, avrebbero lasciato solo chi tentava di contrastare il provvedimento.
Diversa è la questione della strategia seguita nella fase conclusiva.
L’On. Fiocchi ha ritenuto di portare fino in fondo l’obiezione al provvedimento. Altri hanno valutato che, dopo le modifiche nel frattempo ottenute e davanti agli equilibri politici esistenti nel Parlamento europeo, fosse preferibile non rimettere in discussione il risultato negoziale raggiunto.
Si può discutere se quella valutazione sia stata giusta o sbagliata. Non si può però trasformare una differenza di strategia nell’accusa di avere abbandonato una battaglia.
Anche perché il problema del piombo non nasce oggi. Le limitazioni al suo utilizzo nelle zone umide sono già una realtà e diversi Paesi europei hanno intrapreso da tempo percorsi di progressiva sostituzione. Lo stesso documento della Cabina di Regia dell’11 dicembre ricordava esperienze nazionali con periodi di transizione molto lunghi: quindici anni in Danimarca, sette nei Paesi Bassi e cinque nelle Fiandre.
Enalcaccia continuerà a ritenere doveroso contestare provvedimenti che non siano adeguatamente supportati sotto il profilo scientifico, tecnico ed economico. Ma ritiene altrettanto doveroso, quando un processo normativo appare difficilmente arrestabile sul piano politico, lavorare per limitarne gli effetti e ottenere condizioni sostenibili per i cacciatori.
Per questo ringraziamo ancora Pietro Fiocchi per la battaglia che ha condotto e per l’impegno profuso in difesa del mondo venatorio.
Ma proprio perché quella battaglia appartiene a tutti, riteniamo ingeneroso trasformarne l’esito in un’occasione per individuare responsabilità all’interno dello stesso mondo della caccia.
Enalcaccia non ha lasciato solo nessuno. Ha sostenuto le proprie posizioni nelle sedi istituzionali, le ha messe per iscritto e le ha sottoscritte pubblicamente.
Ora occorre guardare avanti, vigilare sull’attuazione delle nuove disposizioni e utilizzare il tempo conquistato per affrontare le criticità tecniche, economiche e di sicurezza che la transizione comporterà.
Le differenze di strategia sono legittime. La ricostruzione dei fatti, però, deve esserlo altrettanto.
Presidenza Nazionale ENALCACCIA