Roma, 8 ottobre 2026 ALLA CORTESE ATTENZIONE DEI PARLAMENTARI CAMERA E SENATO LORO SEDI
Sondaggi, referendum e coerenza delle posizioni espresse sulla caccia: la Cabina di Regia del mondo venatorio SOTTOPONE AI PARLAMENTARI alcuni elementi di riflessione sui quali ritiene necessario fare chiarezza.
Al centro, la distanza tra il consenso dichiarato nei sondaggi e l’assenza di partecipazione concreta alle iniziative referendarie. Ma anche alcune domande, ancora senza risposta, rivolte ad Almo Nature e Fondazione Capellino sulla provenienza degli animali e delle materie prime utilizzate nei prodotti commercializzati.
Gentili Parlamentari, nelle ultime settimane hanno avuto ampia diffusione i sondaggi promossi dalla Fondazione Capellino – Almo Nature, secondo i quali la popolazione italiana esprimerebbe un orientamento prevalentemente contrario all’attività venatoria.
La Cabina di Regia del mondo venatorio, che comprende le associazioni venatorie nazionali riconosciute – Federcaccia, Enalcaccia, Arcicaccia, ANLC, ANUUMigratoristi, Italcaccia – e il CNCN – Comitato Nazionale Caccia e Natura, contesta la rappresentazione proposta del rapporto tra cittadini e caccia, ritenendola parziale e poco attenta ai riscontri delle più recenti iniziative promosse dallo stesso mondo animalista.
In particolare, le due raccolte firme attualmente in corso per i referendum abrogativi in materia venatoria e con scadenza il prossimo 15 ottobre, registrano ancora oggi un numero di adesioni molto lontano dalle 500.000 sottoscrizioni necessarie per ciascun quesito, ai sensi dell’articolo 75 della Costituzione.
Ci teniamo quindi a precisare che sondaggi e raccolte firme misurano dimensioni differenti: i primi rilevano le opinioni degli intervistati, mentre le seconde consentono di osservare anche la volontà di tradurre tali opinioni in un atto concreto di partecipazione.
Proprio per questa ragione invitiamo a valutare con cautela la narrazione che vede la caccia come una questione capace di suscitare un allarme sociale diffuso.
La Cabina di Regia ritiene, inoltre, che ridurre il dibattito a una contrapposizione ideologica, così come è intenzione di Fondazione Capellino e delle sigle animaliste che sostengono l’iniziativa, rischi di distogliere l’attenzione dalle questioni concrete che riguardano la gestione della fauna selvatica e il rapporto tra biodiversità, attività umane e territorio.
Un confronto fondato sui fatti richiede anche trasparenza e coerenza da parte di chi interviene nel dibattito per sostenere un proprio business, soprattutto quando la critica alla caccia si basa su valutazioni etiche relative all’uccisione degli animali. Per questa ragione, ci fa specie che Almo Nature e Fondazione Capellino, da mesi, continuino a rifiutarsi di dare una risposta convincente ai quesiti posti da Fondazione UNA che riportiamo di seguito: • Quali e quanti animali uccisi utilizzate ogni anno per la vostra attività commerciale? • Da dove provengono gli animali utilizzati nella vostra attività? • In quali allevamenti vengono uccisi e da quali Paesi vengono importati? • Quali garanzie sanitarie sono previste per gli animali uccisi al di fuori dell’Unione europea e utilizzati nella vostra produzione?
Ai quali ne aggiungiamo anche altri: • Da dove proviene la “carne fresca” che dichiarate di utilizzare nei prodotti in vendita? • Durante la loro vita in allevamento, prima di essere uccisi e sottoposti ai processi di trasformazione industriale, gli animali utilizzati, o i loro derivati impiegati nei prodotti commercializzati, provengono da filiere di allevamento condotte nel rispetto degli standard di benessere animale?
Almo Nature, società 100% di proprietà di Fondazione Capellino, opera infatti nel settore del pet food, generando ricavi attraverso la vendita di alimenti per animali. La provenienza delle materie prime e le condizioni delle relative filiere sono dunque elementi essenziali per valutare la coerenza tra le posizioni espresse contro la caccia e le pratiche alla base della sua attività commerciale.
In assenza di risposte, il rischio è che la condanna dell’attività venatoria venga percepita come un diversivo rispetto agli interrogativi sull’eticità del proprio modello di business. Chiarire questi aspetti e basarsi su dati concreti, come la partecipazione alle proposte di referendum tuttora in corso, contribuirebbero invece a un confronto più trasparente, nel quale anche le posizioni di chi critica la caccia possano essere valutate sulla base di informazioni concrete.
Con i migliori saluti, Cabina di Regia Unitaria del mondo venatorio (Federazione Italiana della Caccia, Associazione Nazionale Libera Caccia, Enalcaccia, Arcicaccia, AnuuMigratoristi, Italcaccia e Comitato Nazionale Caccia e Natura)
Massimo Buconi – Presidente FIDC
Giuseppe Angiò – Presidente Enalcaccia
Marco Castellani – Presidente AnuuMigratoristi
Gianni Corsetti – Presidente Italcaccia
Christian Maffei – Presidente Arcicaccia
Maurizio Zipponi – Presidente CNCN
Paolo Sparvoli – Presidente ANLC




