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Caccia nel MondoCome ogni anno, all’inizio della stagione venatoria, gli affecionados alla caccia all’estero, iniziano a guardarsi intorno per organizzare al meglio le proprie battute.
Ed ogni volta spulciano depliant e riviste alla ricerca di novità, che gli operatori fanno sempre più fatica ad offrire.
Finiscono così, il più delle volte, a tornare sulle vecchie strade, perché come dice l’antico proverbio: chi abbandona la strada conosciuta, sa cosa lascia ma non sa cosa trova!
Ed allora proviamo a fare un giro tra le mete più ambite, per aiutare i nostri amici, a districarsi tra le mille proposte, e magari scoprire che, la novità, forse non è utopia.
Iniziamo il nostro viaggio ideale, partendo dalle nazioni che facevano parte della confederazione jugoslava, ed in particolare dalla Serbia che è attraversata dalle rotte di migrazione di alcuni selvatici, tra i più ambiti dai cacciatori nostrani ed in particolare, quaglie e tortore a fine estate, acquatici e beccacce, durante l’inverno.Non sono molte le agenzie italiane che hanno in catalogo questa destinazione, nei loro programmi, ma io credo che tra breve tornerà ad essere una delle mete preferite, disponendo di un patrimonio ambientale e faunistico interessante.
In Croazia l’attenzione dei cacciatori italiani si concentra sulle quaglie, ai confini con la Serbia e soprattutto, negli ultimi anni, sulle beccacce, che dopo aver interessato, all’inizio del passo, il Nord, l’Istria ed il Quarnaro, scendono fino in Dalmazia dove si fermano a svernare. Un attenzione particolare va dedicata alle coturnici che, ancora numerose, frequentano le aree a ridosso della costa, fino alle cime dell’interno.
Il territorio del Montenegro si presta come pochi altri alla caccia, in particolare di beccacce, coturnici ed acquatici – limicoli compresi - grazie alla presenza del grande lago di Scutari che fa da confine con l’Albania. Il paese è da sempre, una delle mete preferite dai cacciatori italiani, probabilmente perché sono molte le affinità che ci legano alla terra che ha dato i natali alla regina Elena di Savoia. Localmente è possibile cacciare quaglie di ripasso, mentre va ricordato che, attualmente è l’unica nazione del bacino del Mediterraneo, dove si può praticare con ragionevole speranza di fare carniere la caccia alle marzaiole.  
In Albania il turismo venatorio è ancora allo stato larvale e si scontra quotidianamente con problemi di ordine logistico. Malgrado ciò, esistono delle agenzie che riescono a rendere sicura una vacanza venatoria nella terra delle aquile, dove si può praticare con successo la caccia alle allodole con la civetta, alle beccacce e, non ultimo alle coturnici.
La Grecia, meta di appassionati della caccia alla coturnice, ai turdidi ed alle beccacce, è oggi diventata una destinazione per affezionati. Pochissime sono, infatti, le agenzie che organizzano viaggi di caccia per la penisola ellenica, che resta, in ogni caso, una destinazione interessante.
Spostandosi nel centro del Vecchio Continente, non si può citare la Polonia senza parlare di starne, ma soprattutto di cinofilia. Negli ultimi anni, infatti, questa destinazione è stata scelta, dai più importanti dresseur, come palestra ideale per addestrare i soggetti loro affidati. Nonostante siano in molti a sostenere che, in Polonia non esistano più starne selvatiche, alcune tra le più importanti agenzie venatorie italiane hanno scelto di mantenere sui propri cataloghi questa destinazione, garantendo ai clienti la serietà del prodotto.
La Romania ha vissuto, nel passato recente, momenti di grande popolarità tra i cacciatori, soprattutto per quelli appassionati alla caccia degli acquatici, ma negli ultimi anni, con il graduale avvicinamento all’Europa, la politica venatoria si è trasformata. Sono state istituite grandi oasi di protezione, soprattutto sul Delta del Danubio, e la normativa si è fatta più restrittiva.
Malgrado ciò, la Romania resta un’ottima destinazione per gli appassionati di acquatici, starne, lepri e ungulati, in particolare cervi e cinghiali.
Tutte da scoprire sono, al contrario, le Repubbliche baltiche. Estonia, Lituania e Lettonia, offrono al cacciatore la possibilità di cacciare in aree assolutamente vergini, beccacce, starne, acquatici ed ungulati di qualità.
La Bielorussia con le sue sterminate pianure, offre buoni carnieri di starne autoctone, mentre in primavera, quando i campi si allagano, diventa il regno degli acquatici e dei limicoli. A tale riguardo va ricordato che, a partire dalla scorsa stagione, è stata vietata la caccia al croccolone. Per gli appassionati di tetraonidi, c’è la possibilità di cacciare il gallo forcello al campo, ed il cedrone al canto. Mentre gli appassionati di grandi animali, hanno la possibilità di misurarsi con i grandi alci.
I motivi della generale disaffezione dei cacciatori “di penna” italiani per l’Ungheria, sono legati a vari fattori, primo fra tutti, il ridotto numero delle specie cacciabili ma, soprattutto, la discutibile scelta di utilizzare, in modo intensivo ed estensivo, animali da ripopolamento.
Se a quanto detto aggiungiamo una politica spregiudicata, attuata nel passato, dalle agenzie locali nei confronti di quelle estere, fino a spingerle a togliere dai loro cataloghi questa destinazione, il quadro è completo.
L’Ungheria resta, al contrario, la meta preferita dagli appassionati italiani della caccia agli ungulati, per l’ottimo rapporto tra la qualità dei trofei, l’organizzazione ed i prezzi.
La realtà bulgara è completamente diversa, poiché in questi ultimi anni, “Il paese dei Balcani” è in netta ripresa, soprattutto per quanto riguarda la caccia alla beccaccia. Giocano a suo favore alcuni fattori importanti, come quello di essere facilmente raggiungibile dall’Italia e di avere un’organizzazione consolidata nel tempo. Inoltre gode di una posizione geografica favorevole che le consente un calendario venatorio lungo e variato.
Durante l’estate è frequentata da importanti contingenti di tortore e quaglie, ai quali si uniscono, durante il periodo di passo, quelli in transito. In inverno i boschi che si affacciano sulle rive del Mar Nero ospitano una cospicua popolazione di beccacce mentre, nei periodi particolarmente freddi, fanno la loro comparsa gli acquatici, in particolare, germani reali e oche, soprattutto lombardelle.
La cultura venatoria affonda le radici in quella mitteleuropea, di conseguenza è forte la tradizione legata alla caccia agli ungulati.
Lasciamo ora l’Est europeo per spostarci ad occidente.
La parte del leone, nel turismo venatorio europeo, la fanno le isole britanniche.
All’Irlanda ed alla Scozia si è aggiunta, negli ultimi anni l’Inghilterra.
Alle cacce tradizionali – grouse, colombacci, oche, conigli, lepri, beccaccini e cervi – si è aggiunta, da circa due anni, quella con il proprio cane da ferma, grazie alle nuove norme introdotte dall’UE relative all’importazione degli animali domestici.
Ritengo importante segnalare che già da qualche anno, i concessionari locali, si sono dati un regolamento sull’abbattimento di alcuni selvatici. In particolare per le oche, vige l’accordo di non superare il carniere giornaliero di cinque capi per cacciatore.
In Inghilterra si organizza, soprattutto, la caccia ai colombacci, alle pernici rosse ed alle starne.
Dalle isole britanniche passiamo alla Scandinavia ed in particolare alla Svezia lappone dove si sta affermando numeroso, un turismo venatorio di qualità. La caccia in Svezia si svolge, per la maggior parte dei casi, all’interno dei parchi, che concedono quote d’abbattimento. I selvatici d’elezione sono: il gallo cedrone, la pernice nordica e la bianca.
In Norvegia, i cacciatori italiani hanno la possibilità di cacciare beccacce e turgidi mentre in Islanda, pernici bianche, oche, anatre di mare e renne, in un ambiente unico, ma a prezzi elevati.     
Terminiamo il breve cenno sull’Europa con la penisola Iberica. Il selvatico più insidiato in Spagna dai cacciatori italiani è, senza alcun dubbio, il tordo, ma in molti si dedicano al colombaccio, la popolazione transpirenaica, alle quaglie e alla pernice rossa.
Il Portogallo é visitato soprattutto da cacciatori di tordi.

Asia

La gestione della caccia, nei paesi dell’ex impero sovietico, è affidata generalmente ad amministrazioni pubbliche, ad associazioni di cacciatori locali ed infine a circoli formati da ex militari, cui fanno riferimento anche le agenzie turistiche che si occupano dell’attività venatoria, situate nelle grandi città. Va ricordato che, l’attività venatoria, si svolge in aree delimitate da una concessione forestale o da un parco nazionale.
Le agenzie italiane per affrontare questa nuova, quanto interessante, prospettiva si sono dovute muovere su più fronti poiché, il novanta per cento dell’attività venatoria rivolta al turismo, si basava sulla caccia grossa ed in percentuale minima, dedicata alla caccia degli acquatici. Si è resa necessaria, quindi, un’opera di divulgazione per preparare gli operatori locali, spesso semplici guardia caccia, alle particolari esigenze del cacciatore italiano. La caccia con il cane da ferma era praticamente sconosciuta, così come quella ai piccoli uccelli ed agli acquatici da appostamento fisso. Altri importanti problemi da risolvere, sono stati quelli relativi alla sicurezza ed alla logistica.
In alcuni casi le agenzie italiane sono state costrette a costruire nuove case di caccia o, nella migliore delle ipotesi, adattare le vecchie residenze, un tempo riservate ai più importanti dirigenti del partito, agli standard europei.
Le nazioni asiatiche maggiormente interessate al flusso turistico venatorio dall’Italia sono:
la Mongolia, particolarmente apprezzata dai cacciatori italiani per l’estrema rusticità – la vita si svolge all’interno delle yurte, le famose tende circolari dei cavalieri mongoli – è visitata per circa due mesi l’anno, dalla fine di agosto alla fine settembre, da appassionati della caccia con il cane da ferma, che insidiano, tra le steppe del Nord, galli forcelli, starne, lepri e quaglie e negli specchi lacustri oche ed anatre.  
Le altre due nazioni dell’area, oggetto del turismo venatorio italiano sono il Kazaghistan ed il Kirghizistan. La prima è del tutto simile, per territorio e specie, alla Mongolia. Non a caso, infatti, la caccia si svolge nella provincia di Karandara al confine con la Cina e la Mongolia, ma al contrario di quest’ultima, il Kazaghistan è mal collegato alle nazioni europee mentre la sistemazione dei cacciatori è, a dir poco, spartana.
Il Kirghizistan è caratterizzato da un territorio montuoso. La caccia, con il cane da ferma, si concentra sull’imponente popolazione di coturnici, alectoris orientalis chukar, mentre .
Inutile ricordare che la Mongolia, il Kirghizistan ed il Kazaghistan rappresentano le mete preferite dai cacciatori di grossa selvaggina, in particolare Ibex, Argali e Marco Polo.
Seguendo le rive del Caspio, verso occidente incontriamo a nord la foce del Volga frequentata, per la caccia agli acquatici, in massima parte da cacciatori francesi. Questa destinazione, probabilmente la più importante area faunistica dell’Asia centrale, non è servita da agenzie italiane e la caccia é gestita da organizzazioni locali, alcune scarsamente affidabili, che ospitano i cacciatori su barconi appositamente attrezzati.
Più a sud incontriamo il Daghestan, l’Azerbaijan e l’Iran.
Se per il primo, non si può parlare di turismo organizzato, sebbene sia la patria di una tra le più importanti capre oggetto di caccia grossa, il Thur, per le altre due, negli ultimi anni, si sono aperte importanti prospettive.
L’Azerbaijan offre al cacciatore italiano un territorio estremamente diversificato. Le grandi paludi, popolate da milioni di anatre, si alternano a colline vestite di ceduo e montagne caratterizzate da un clima sub tropicale, sulle quali vive un’importante popolazione di alectoris orientalis chukar.
Infine abbiamo l’Iran, che con qualche difficoltà ha iniziato, negli ultimi anni, ad ospitare i cacciatori italiani, in particolare quelli che cacciano con il cane da ferma, che frequentano soprattutto la zona che si affaccia sul Caspio, area di svernamento della scolopax rusticola, mentre sulle pendici della catena dell’Elbruz è possibile cacciare cotorni e turgidi. Presenti gli ungulati, in particolare il mitico bezoar.
Il paese è ospitale e le strutture alberghiere sono datate ma confortevoli.  
Tornando a Nord, verso occidente, si arriva in Georgia.           
Questo paese soffre da anni di una profonda crisi economica. La logistica, specialmente nell’interno lascia a desiderare. Spesso i cacciatori sono costretti a soggiornare in case private, ma il gioco vale la candela.
Infine va ricordato che, nelle zone a ridosso del Caucaso, dove si svolge la caccia alle coturnici – alectoris chukar - è frequente, durante la stagione autunnale, l’incontro con la vipera caucasica che limita, quando non impedisce, la caccia con il cane da ferma.    
I cacciatori italiani si recano in Georgia per cacciare soprattutto: beccacce, coturnici acquatici e limicoli. La Georgia è rimasta una dei pochi luoghi ove è possibile cacciare il croccolone.
Proseguendo verso Nord si entra in Russia, ed in particolare nel parco nazionale di Soci, importante località turistica. Questa destinazione che offre una logistica di prim’ordine in un ambiente incontaminato. I punti deboli sono rappresentati dalla vastità dei luoghi, dalla precarietà delle strade d’accesso alle aree interessate alla caccia e non ultimo dall’estrema specializzazione della caccia che vi si pratica, quella alla beccaccia.
L’area del Kuban, che si affaccia sul Mare D’Azov, è particolarmente apprezzata dai cacciatori di acquatici ma la logistica non è delle migliori.
Diversa è la situazione per la Crimea, dove una delle più importanti agenzie italiane, si è organizzata con voli charter. Si tratta di aerei del tipo “Kombi” che trasportano, nella cabina, debitamente divisi, cacciatori e cani.
Le concessioni nella penisola sono, per il 90% gestite dalla Krimless – l’Ente Forestale della Crimea –, e per il restante 10% da associazioni di cacciatori e militari.
Inutile ricordare che, la Crimea, rappresenta il sogno del beccacciaio.

Oltremare
    
Con il passare degli anni, sono sempre di più, i cacciatori italiani che frequentano il Sud America. Le mete preferite sono: l’Argentina, l’Uruguay e Cuba.
La caccia si svolge in terreni privati e, nella maggior parte dei casi, viene gestita dai proprietari. I selvatici preferiti dai cacciatori italiani sono gli acquatici, le pernici ed i columbidi.
Per soddisfare le esigenze degli appassionati italiani della caccia con il cane da ferma in Uruguay, alcuni operatori locali con rappresentanze in Italia, si sono dotati di canili attrezzati che ospitano spesso, esperti soggetti di varie razze, utilizzati da quei cacciatori che non voglio evitare, al proprio ausiliare, lo stress derivato da estenuanti spostamenti in aereo.
L’Argentina fa la parte del leone, in quanto rappresenta, per rapporto prezzo/qualità, il miglior prodotto sul mercato.  
Cuba fa storia a sé! L’isola caraibica offre, oltre alla caccia, la possibilità di fare del turismo legato al mare. La caccia agli acquatici si svolge nelle paludi retrodunali e dell’interno, mentre quella ai columbidi, in prevalenza tortore, nelle estese piantagioni di canna da zucchero.
Un simpatico intermezzo è rappresentato dalla caccia ai colini della virginia e dai numerosissimi beccaccini, entrambi insidiati con il cane da ferma.

AFRICA

Gli unici paesi del continente africano, interessati al turismo venatorio di massa, sono la Tunisia, il Marocco ed Egitto.
La prima ha rappresentato, per anni, la destinazione preferita, se non sognata, dai cacciatori di tordi di mezza Europa. Malgrado i costi elevati – la licenza di caccia per gli stranieri è carissima, anche se le autorità si giustifichino affermando che vale per l’intera stagione - e le notevoli limitazioni che il Governo locale, allo scopo di preservare la specie, ha introdotto, - la caccia è consentita per soli tre giorni la settimana e si conclude alle 14,00 - sono ancora molti quelli che non sanno rinunciare ad una settimana di caccia in Tunisia.     
Il Marocco ha perso parte del suo fascino venatorio. Le pernici (alectoris barbara), che una volta popolavano numerose le aride distese e le montagne dell’Atlante, sono state sostituite, in molte località, da animali di ripopolamento prodotti in loco. In alcune zone sono presenti ancora ceppi autoctoni, che le migliori agenzie gestiscono con intelligenza.  
Il tordo ha subito una forte flessione, come del resto è accaduto in tutto l’areale interessato dalla sua migrazione, mentre gli unici selvatici che sembrano non avere problemi sono le tortore, i beccaccini e le quaglie. Queste ultime si avvalgono delle estese coltivazioni, irrigate artificialmente, che costeggiano l’area mediterranea. La caccia in Marocco è gestita da un’associazione di agenzie venatorie locali – 15 in tutto - che cedono le loro concessioni alle agenzie estere.
Le Autorità incoraggiano la presenza di cacciatori/turisti che usufruiscono di territori riservati e godono di un calendario più favorevole rispetto ai cacciatori locali, in quanto, sono consapevoli che, l'attività venatoria, apporta valuta pregiata ed un flusso turistico durante la bassa stagione. Infine va ricordato che, le Amministrazioni competenti, hanno investito nel settore turistico venatorio creando di recente, a Marrakech ed a Tangeri, due campi da tiro con fosse olimpiche, ed organizzando prove cinofile come “i fields trial internazionali del Marocco”, giunti alla sesta edizione. In Marocco si cacciano  alcune specie, largamente diffuse, considerate nocive per l'agricoltura quali: passeri, storni, tortore e cinghiali nel rispetto di una regolamentazione con severi limiti di abbattimento.
La caccia in Egitto è un ricordo legato al passato, prima che le autorità vietassero la caccia nella grande oasi di El Fayum. Alcuni timidi tentativi di riportare i cacciatori italiani nelle aree non vietate è stato tentato da alcune agenzie, con scarsi risultati.
Ed ora, preparate le valige e…in bocca al lupo!
NazionePresenze annuali 1Organizzazione Del viaggio Selvatici 3L102/70 del 12.4.2001 4
Argentina1.000IP/AL/AVAcquatici
Oca
beccaccini
lepre
pernice
Antilopi
No
Albania1.000IP/AL/AVAllodole
Beccacce
Coturnici
Acquatici
No
Azerbaijan150AL – AVAcquatici
Beccacce
Coturnici
Ungulati
No
Armenia100AVCoturnici
Starne
Acquatici
Allodole
Beccacce
Croccolone
Bovidi
No
Bielorussia200AV – ALAnatre
beccaccino
starna
francolino
No
Bulgaria1000 5AV-AL-IP 6Beccaccia
starna
pernice
quaglia
acquatici
tortora
Ungulati
Orso
Si
Canada150IP/AVFrancolino
Beccaccia
Americana
Ungulati
Orso
Oca
Si
Crimea600AV/AL Beccaccia
Starna
Acquatici
No
Croazia4000 7IP/AL/AVBeccaccia
Quaglia
Lepre
Stanziale
Ungulati
Orso
Si
Cuba200AVAcquatici
Tortora
Colino della Virginia
Beccaccino
No
Estonia100AVBeccaccia
Acquatici
Ungulati
Si
Georgia500AVAcquatici
Beccaccia
Quaglia
Croccolone
Beccaccini
No
Grecia300IP/AL – AVBeccaccia
Coturnice
Si
Kazaghistan50/100AVForcello
Starna
Ungulati
No
Kirghizistan100AVCoturnice
Ungulati
No
Inghilterra200AV/ALColombaccio
Starna
Coniglio
Si
Iran50/100AV/ALBeccaccia
Beccaccino
Coturnice
No
Irlanda300/500AV - IP/ALColombaccio
Coniglio
Beccaccia
Acquatici
Si
Islanda50AVPernice
bianca
Oca
Renna
Si
Marocco1.400AV/ALQuaglia
Pernice
Tortora
Tordo
Beccaccino
No
Mongolia50/150AVStarna
Forcello
Quaglia
Acquatici
Ungulati
No
Montenegro2.000IP/AL/AVBeccaccia
Acquatici
Quaglia
Coturnici
No
Norvegia50/100AVBeccaccia
Forcello
Tordi
Si
Polonia1.500AV – IP/ALStarnaSi
Romania2.500AV – IP/ALAcquatici
Quaglia
Allodole 8
Beccaccini
Lepre
Ungulati
Si
Scozia3.000IP/AL – AVColombaccio
Grouse
Lepre
Beccaccia
Acquatici
Coniglio
Ungulati
Si
Serbia2.000IP/AL – AVQuaglie
Tortore
Acquatici
Ungulati
No
Slovenia200IP/ALUngulatiSi
Spagna800/1500IP/AL – AVTordoSi
Svezia300AV/IPPernice nor.
Pernice bia.
Beccaccia
Forcello
Cedrone
Alce
Si
Tunisia500AVTordoNo
Ungheria4.000IP/ALFagiani
Ungulati
Oca
Germ. Reale
Lepre
Si
Uruguay500AV – IP/ALAcquatici
Tortora
Pernice
No
1 -   Media degli ultimi tre anni riferita ai cacciatori italiani
2 -   AV: Agenzie venatorie; IP: In proprio; AL: Agenzie locali; IP/AL: Viaggio autorganizzato servizi in loco
3 -   Specie oggetto di caccia
4 -   Paesi dai quali è consentita l’importazione della carne di selvaggina in UE.
5 -   300 tortore e quaglie – 300 beccacce – 150 ungulati – 150 acquatici
6 -   70% in aereo – 30% in auto
7 -   1.500 per mare – 2.500 via terra
8 -   Carniere massimo 20 capi che può essere importato solo tramite l’aereo, perché non possono transitare in  Croazia, Serbia ed Ungheria

A completamento della relazione, ho ritenuto importante allegare un’intervista che mi è stata rilasciata da un funzionario del Cites ( Div.IIa - Ufficio Comunicazione - Corpo Forestale dello Stato ). 
 
Quali sono le specie che vengono importate con più frequenza dall’estero?
"Le specie maggiormente importate in Italia sono l’Anas querquedula e la Streptopelia turtur, che risultano entrambe incluse negli elenchi delle specie tutelate dalla CITES (Convenzione di Washington - Appendice III), mentre ai sensi del Reg(CE) 338/97 e succ. mod., rientrano nell’Allegato A ovvero la fascia più alta di tutela prevista dal suddetto Regolamento Comunitario."
 
Le specie di cui parla, possono essere importate nei paesi UE?
"Gli esemplari delle specie menzionate, possono essere importati nella Comunità Europea se in possesso delle necessarie autorizzazioni CITES rilasciate dall’Autorità preposta italiana e del paese d’origine."
 
Da quali nazioni provengono i maggiori contingenti di selvaggina?
"Le nazioni dalle quali provengono i maggiori contingenti di selvaggina, importati legalmente, sono la Yugoslavia e la Bulgaria."

Per quale motivo si vieta l’importazione della selvaggina nei paesi UE?
"Esistono dei bandi sanitari ratificati dalla Comunità Europea che vietano l’importazione della selvaggina morta nella stessa, in relazione al paese d’origine, tra questi possiamo ciiare:
Albania, Bahrein, Brasile, Belize, Colombia, Costa Rica, Cuba, Algeria, Etiopia, Kenya, Marocco, Madagascar, Ex Repubblica Yugoslava di Macedonia, Guatemala, Hong Kong, Honduras, Israele, India, Malta, Mauritius, Nicaragua, Panama, St, Pierre & Miquelon, Paraguay, Singapore, El Salvador, Thailandia, Tunisia, Turchia e Ucraina."

Disponete di dati sull’attività del Cites negli ultimi anni, realtivi all’argomento trattato?
"I Nuclei Operativi CITES del Corpo Forestale dello Stato hanno effettuato nel corso del 2001 sequestri per 240 esemplari di selvaggina morta importati illegalmente nel territorio italiano, purtroppo dati relativi agli anni precedenti sulla selvaggina morta non sono disponibili al momento poiché abbiamo la disponibilità di dati relativi alla totalità degli esemplari morti sequestrati e non nello specifico quelli relativi alla selvaggina morta e ovviamente il dato non sarebbe attendibile.
Le specie maggiormente sequestrate restano comunque l’Anas quequedula e la Steptopelia turtur.
Il fenomeno dell’introduzione di selvaggina in Italia è risultato, in particolare negli ultimi anni, rilevante nell’ambito dell’attività di controllo del Servizio CITES del Corpo Forestale dello Stato.
Infatti un settore investigativo che ha dato esiti interessanti è quello della selvaggina sequestrata a cacciatori italiani con provenienza dai paesi dell’Europa dell’Est.
Questo fenomeno, che ha riscontro rilevante in special modo sul versante adriatico, ha visto nel 2002 il sequestro di 70.000 capi di selvaggina di cui 3.000 appartenenti a specie protette dalla CITES. "
 
Giacomo Cretti
 
Enalcaccia Nazionale