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Cresce il consenso degli italiani verso la caccia [17/09/2013] - (21/09/2013)

 

PUBBLICHIAMO UNO STRALCIO DEL COMUNICATO DELLA COLDIRETTI SULLA RECENTE RICERCA SVOLTA DA ISPRA SUL TEMA “GLI ITALIANI E LA CACCIA”.

 

Il 56 per cento degli italiani è favorevole all’attività venatoria se legale e cioè normata, limitata, responsabile e sostenibile.

 

Il dato sintetizza i risultati di un’indagine demoscopica svolta nel 2013 da AstraRicerche per il Comitato Nazionale Caccia e Natura (CNCN), Face Italia e Arcicaccia. Lo studio, presentato a Roma, è stato realizzato nella prima decade di giugno 2013 tramite 2.025 interviste (per circa la metà on line e per l’altra parte telefoniche) effettuate ad un campione rappresentativo degli Italiani. In coerenza con i dati della ricerca, va rimarcato lo stretto rapporto esistente tra caccia e agricoltura che, al di là della comune adesione ad un modello culturale omogeneo, si consolida nell’ambito della promozione dell'economia rurale di cui proprio la caccia può costituire una componente essenziale, specie recuperando le proprie responsabilità nella difesa dell'ambiente.

 

La caccia, infatti, tende sempre più a configurarsi anche come un'opportunità di lavoro per l'imprenditore agricolo, generando un ritorno di interesse per la campagna come stile di vita e cultura dell'alimentazione e dell'ambiente. Dall'incontro e dal dialogo tra agricoltori e cacciatori, infatti, potrebbe discendere la messa in campo di alcune condizioni per lo sviluppo del sistema insediativo e dei servizi, in grado di valorizzare il patrimonio delle tradizioni delle comunità rurali, oltre a proporre un modello coerente con la vocazione produttiva di piccole imprese agricole, preservando alcuni mestieri e attitudini professionali. Sarebbe dunque auspicabile che Associazioni venatorie, Ambiti territoriali di caccia e mondo agricolo dessero il via ad una ampia sottoscrizione di accordi per il coinvolgimento degli agricoltori nella gestione del territorio.

 

Sostenere i rapporti positivi tra agricoltura, ambiente e caccia può, infatti, essere la base di un nuovo patto con la società, per opporsi alla compromissione del territorio agro-silvo-pastorale e, nel contempo, rilegittimare l’attività venatoria.

 

 

 
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