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Sottostimato l'impatto umano sulla catena alimentare - (15/05/2013)
 
 
Gli effetti mediati dall'uomo sul foraggiamento sono più influenti degli effetti mediati dai predatori per la catena alimentare.

Una cattiva notizia per ambientalisti e animalisti: l'impatto dell'uomo sulla catena alimentare degli animali - e quindi sulla loro sopravvivenza - è sottostimato persino nelle riserva naturali. È il risultato di un nuovo studio condotto per cinque anni dall'Università di Calgary che ha previsto il monitoraggio dei comportamenti di lupi, alci, bovini, degli equilibri della catena alimentare e della presenza e influenza degli esseri umani nell'Alberta sud-occidentale. La ricerca descrive uno scenario poco incoraggiante.
 
Uno dei temi annosi e caldi riguarda se gli ecosistemi naturali e l'associata catena alimentare siano regolati principalmente dai predatori o dalla produttività delle specie di piante, i cosiddetti effetti «top-down» e «bottom-up». Ma con la maggior parte degli ecosistemi mondiali dominata dall'uomo, i ricercatori canadesi hanno cercato di capire in che modo e in quali quantità le persone influenzano la catena alimentare. I risultati dell'indagine condotta da Marco Musiani hanno dimostrato che l'impatto dominante sugli ecosistemi è quello dell'uomo. In particolare, gli effetti mediati dall'uomo sul foraggiamento (bottom-up) sono più influenti degli effetti mediati dai predatori per la catena alimentare. La presenza degli esseri umani è risultata fortemente correlata alla presenza del foraggio, quindi delle piante. E la distribuzione delle alci e dei bovini è significativamente associata al foraggio, a sua volta cruciale per la distribuzione di predatori come i lupi. Dai dati dell'indagine pubblicata su Plos One emerge inoltre che l'effetto dell'uomo sulla catena alimentare è maggiore di quello dei predatori anche nelle aree protette. 
 
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